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    ADDIO DEL VOLONTARIO

    56,00 44,80 Iva Inclusa
    stampata assieme a LA BANDIERA DEI TRE COLORI
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    AL CIANTE IL GIAL

    50,00 40,00 Iva Inclusa
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    70,00 56,00 Iva Inclusa

    ALLA BANDIERA ITALIANA

    70,00 56,00 Iva Inclusa

    La Revisione e strumentazione di Giampaolo Lazzeri per Symphonic Band dell’INNO ALLA BANDIERA composto da A. Biscardi su parole di V. Giachi
    è stata effettuata dalla partitura e parti originali manoscritte di questo brano, per fanfara, che sono custodite alla biblioteca Capitolina, nel materiale del Fondo Vessella, donato dagli eredi del Maestro alla biblioteca stessa.

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    CANTI DELL’ALTOPIANO

    90,00 72,00 Iva Inclusa

    CANTI DELL’ALTOPIANO:

    Canti dell’altopiano è una fantasia descrittiva che raccoglie i più celebri canti della grande guerra. Il brano vuole descrivere la vita militare di un soldato costretto ad arruolarsi per il “bene della patria”. Il tutto inizia con un lungo pedale sopra il quale a poco a poco prende forma il tema dell’adunata militare che sfocia in un dolce e nostalgico “Addio mia bella addio”. Terminata questa sezione introduttiva viene raccontata la guerra vera e propria, citando i momenti in qui il giovane soldato è costretto a fare la sentinella in una nottata burrascosa (Era una notte che pioveva), i momenti in cui si cantavano le lodi del corpo di appartenenza (Sul cappello), gli istanti tragici e la perdita del proprio capitano (Il testamento del capitano), gli attimi in cui era necessario sparare e si vedeva perdere i propri compagnai (Ta-pum), i pochi secondi in cui si cantavano canti d’incoraggiamento (La leggenda del Piave), i momenti in cui si ricordava la propria amata (Sul ponte di Bassano) e i ricordi degli amici scomparsi (Il silenzio). Al termine di questa sezione abbiamo il finale della composizione anch’esso strutturato su un lungo pedale in cui tutte le teste dei temi sentiti in precedenza si sovrappongono una sull’altra, come i ricordi della guerra si sovrappongono nelle memorie del soldato.

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    CANTI DELL’UNITA’ D’ITALIA II raccolta Pucci Fasc. 108

    53,00 42,40 Iva Inclusa
    CANTI DELL’UNITA’ D’ITALIA: Adunata è bersagliere – addio, mia bella, addio – la bandiera dei 3 colori – inno militare – piume al vento – il Bersagliere – su Lombardi, all’armi – la bella Gigogin – delle spade il fiero lampo – o giovani ardenti – camicia rossa – fanfara dei bersaglieri (flic-floc) – suoni la tromba (da I PURITANI).
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    CANTI DELLA MONTAGNA (CANTI POPOLARI) III raccolta Pucci Fasc. 109

    56,00 44,80 Iva Inclusa
    CANTI POPOLARI:
    La morettina (la ricciolina) – ta-pum – l’osteria – è arrivà – sulle balze del trentino – piume baciatemi – mi sun alpino – la tradotta – o macchinista – non sarà più la tromba – finale.
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    CANTI DELLA MONTAGNA 1° e 2° serie

    65,00 58,50 Iva Inclusa
    CANTI DELLA MONTAGNA 1°Serie
    Di la dal Piave-Il testamento del capitano-Addio mia bella addio!-Tapum-Quel Mazzolin di fiori-Sul ponte di Bassano-Congedo-La rivista del corredo.
    CANTI DELLA MONTAGNA 2°Serie
    O dio del cielo-La licenza-Dove sei stato-La morettina-La violetta la va… la va… Sul Cappello.
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    CANTI DI TRINCEA (CANTI DELLA MONTAGNA) I raccolta Pucci Fasc. 101

    53,00 42,40 Iva Inclusa
    CANTI DELLA MONTAGNA:
    sul cappello (la penna nera) – dove sei stato mio bell’alpin – quel mazzolin di fiori – la violetta – la licenza – la rivista del corredo (e le stellette) – sul ponte di bassano – il 29 giugno – o Dio del cielo – Montenero – il testamento del capitano – di là dal Piave.
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    FIGLI D’ITALIA (INNO DEI COMBATTENTI)

    56,00 44,80 Iva Inclusa

    Stampata assieme a PASSAN LE PENNE NERE.

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    IL SILENZIO FUORI ORDINANAZA

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    IL SILENZIO FUORI ORDINANAZA

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    IL SILENZIO FUORI ORDINANAZA

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    INNO DEI SOMMERGIBILI

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    INNO DELL’ARTIGLIERE

    56,00 44,80 Iva Inclusa

    Stampata assieme a PARACADUTISTI D’ITALIA.

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    INNO NAZIONALE ITALIANO Inno di Mameli per coro 4 voci

    70,00 56,00 Iva Inclusa

    Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Fratelli d’Italia, o Inno di Mameli, è l’inno nazionale della Repubblica Italiana, adottato provvisoriamente dal 12 ottobre 1946 e definitivamente il 17 novembre 2005.

    Nell’autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l’idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro, che scrisse di getto la musica, cosicché l’inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente “Casimiro Corradi”.
    Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell’aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l’inno e l’impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell’Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l’inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il Canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.

    Gli inni patriottici come l’inno di Mameli (sicuramente il più importante) furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all’insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all’emanazione dello Statuto albertino, ed all’impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.

    Quando l’inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell’ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l’ultima parte, estremamente dura con gli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neppure in questo si ebbe successo.

    Dopo la dichiarazione di guerra all’Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l’articolo dello Statuto albertino secondo cui l’unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l’uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch’esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.

    In seguito fu proprio intonando l’inno di Mameli che Garibaldi, con i “Mille”, intraprese la conquista dell’Italia meridionale e la riunificazione nazionale.

    Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un’Italia unita, erano più vive che mai. Anche l’ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.

    Anche più tardi, per tutta la fine dell’Ottocento e oltre, Fratelli d’Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l’irredentismo che la caratterizzava, l’obiettivo di completare la riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.