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    INNO ALLA CARITA’ per Soprano e Orchestra d’Archi

    Il testo di quest’opera sacra è tratto dal Vangelo di San Giovanni. La composizione consta di tre parti: un lento iniziale e uno finale includono un largo. Essa comincia con un tema che sarà sempre vivo nel corso di tutta l’opera stessa; tale motivo musicale si espone ed amplia il suo tessuto polifonico grazie alle entrate successive dei vari strumenti che introducono la parte cantata, in forma libera, e che in qualche punto richiama il tema conduttore. Un intermezzo strumentale conduce alla seconda parte, anch’essa in forma piuttosto libera ma che segue le linee generali della struttura tripartita, sostenuta da un’armonia molto sobria e da un meno complesso intreccio contrappuntistico. Una nuova formula ritmica affidata agli strumenti, e limitata a poche battute, dà vita alla terza parte: una semplice melodia dei primi violini viene trasferita al soprano, tra recitativi e parti propriamente recitate, fino alla riproposta di quest’ultimo tema, in fugato e poi imitato per diminuzione dall’ensemble d’archi, e ripreso subito dopo dal canto, ma in forma variata, per giungere così alla conclusione.
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    ORDINARIUM MISSAE per Coro e Orchestra d’Archi

    Non è un caso isolato il fatto che la Messa in latino abbia ispirato i compositori di ogni epoca!
    Questo mio lavoro – per coro e archi – è un semplice tentativo di ricerca, una sorta di intreccio fra dissonanze e tradizionali sequenze melodiche, seppur contenute in un coerente linguaggio modale.
    Nonostante la scrittura sobria e lineare, il frequente cromatismo mette a dura prova l’intonazione delle parti vocali che spesso si alternano all’organico strumentale in giocosi concertati.
    Anche se nel brano iniziale il coro presenta una forma responsoriale, i pezzi successivi adottano una struttura melo-armonica in cui è quasi del tutto escluso il contrappunto fiorito: tale scelta è giustificata dalla preoccupazione di rendere poco comprensibile il testo, legato maggiormente al fatto che sia stato scritto in una lingua ancorata al passato.
  • RORATE CAELI DESUPER per Coro, Orchestra d’Archi e Organo

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    SALVE REGINA per Soprano e Orchestra d’Archi

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    STABAT MATER per Soprano, Contralto e Orchestra d’Archi

    Questa composizione è costituita da una serie di cinque pezzi. Essa inizia e finisce nel tono di Sol e attraverso la modulazione verso altre tonalità tutte in modo minore, giustifica il contenuto mesto e contemplativo dell’intera opera. E’ molto presente lo stile fugato ed è vivo l’intreccio di carattere contrappuntistico anche tra le diverse parti strumentali; è frequente il ricorso al genere modale, specialmente tra le parti corali. I brani riservati alle voci soliste sono squisitamente di natura lirica; quelli composti per il gruppo vocale, invece, si presentano in varie forme: polifonica, omofonica e corale. Il pezzo centrale,“Eja, Mater, fons amòris”, si distingue per il continuo alternarsi di tempi ternari e binari e per i marcati contrattempi affidati esclusivamente agli archi, specie quando essi introducono il coro. Nel complesso, l’opera ha una breve durata ma l’autore è riuscito nel suo intento sapendo attingere profonda ispirazione dal santuario mariano di Caravaggio.